PIRODISTILGASOGENO

Il Pirodistilgasogeno è un impianto frutto di un’ampia ed energica ricerca.

La sua singolarità ed innovatività senza precedenti hanno permesso l’ottenimento di brevetto, di proprietà della Piromak srl, impresa ideatrice dell’impianto. Sua fondamentale funzione è rappresentata dalla capacità di gassificazione di rifiuti organici, come biomasse (legname, arbusti, fibre vegetali, fanghi organici essiccati, sanse di oliva, vinaccioli, residui vegetali dalle trasformazioni industriali, strato essiccato del sottobosco, sterco animale essiccato, scarti di macellazione, filati, cuoio, ecc.), gomma (pneumatici esausti), plastiche varie, pet, polietilene, Fluff, ecc.

Cos’ è e cosa si ottiene dalla gassificazione

La gassificazione consiste nel distillare a secco ed ad alta temperatura, oltre ai prodotti succitati, altre tipologie di materiali, allo scopo di ottenere una miscela di gas chiamata anche Singas o Gas Sintetico ( CH4+CO+H2-CO2 ) con una potenza termica da kcal m3 5-8.000, praticamente assimilabile al CH4 (metano ).
Tale procedimento permette inoltre di ottenere una discreta quantità di alcool metilico come (CH3OH ) assimilabile alla benzina verde.
Alla fine del processo sarà possibile ottenere un composto carbonioso simile alla carbonella ricavata dal legno, che in base al tipo di materia gassificata  avrà le caratteristiche inerenti.
Principale caratteristica del composto ottenuto è rappresentata dalla sua proprietà di ottimo combustibile, in quanto carbonio al 90-98 % .
Nella maggioranza dei casi esso diventa carbone attivo e pertanto può essere commercializzato come tale ricavando un alto introito.
In alternativa, se non lo si vuole commercializzare o impiegare per i vari usi a cui si presta, potrà essere impiegato come combustibile per il processo.


Solitamente il pirodistilgasogeno presenta delle dimensioni piuttosto voluminose; tuttavia 
esso può essere realizzato anche in esemplari di dimensioni più ridotte, altra sostanziale peculiarità di tale impianto. Ciò consente di poterlo ottenere anche a costi decisamente più contenuti e di rapido ammortamento.

La resa del pirodistilgasogeno viene stimata con valori di massima; ciò per il fatto che il parco prodotti da inserire è estremamente vario. E’ comunque nostra volontà cercare di prevedere una produzione di gas ed idrocarburi che si avvicini il più possibile alla realtà, in modo tale da evitare di sovrastimare e, di conseguenza, rendere poco indicativi i dati forniti.
La trasparenza e obiettività delle informazioni che forniamo è, infatti, una nostra fondamentale priorità, allo scopo sia di salvaguardare il nostro buon nome di persone oneste, sia per consentire, a chiunque legga la presente relazione, di approntare dei calcoli abbastanza precisi atti alla costruzione di un personale business plan.

Rivendicazioni: La Piromak, nella persona del suo fondatore Ing. Domenico Tanfoglio, vanta una lunga storia nel campo della gassificazione.

Già nel 1981 presentò il brevetto del gasogeno (Brevetto di Invenzione Industriale n. 1180345).
Negli ultimi tempi, assistiamo alla nascita e diffusione di una sorta di tendenza che vede il termine gassificazionesoggetto ad un uso assolutamente improprio.
Al contrario, grazie alla sua lunga esperienza, la Piromak srl può permettersi di affermare con autorevolezza e precisione cosa si intenda col termine gassificazione, sia dal punto di vista concettuale e teorico, sia sotto l’aspetto pratico.

 La Piromak srl ha infatti realizzato, a partire dalla data dell’ottenimento del menzionato brevetto nel 1981, più di mille esemplari distribuiti in tutto il mondo (Vedi la sezione Realizzazioni su questo sito).

Il pirodistilgasogeno è nato dall’esperienza del primo gasogeno (targato 1981) denominato BCS ed è stato pensato e realizzato allo scopo di soddisfare le esigenze dei nostri giorni, prima fra tutte quella legata alla possibilità di ottenere energia a basso costo, realizzata da macchine alla portata non solo di enti governativi ma bensì anche di privati cittadini.

Lo staff Piromak opera nell’ottica del miglioramento continuo e del perfezionamento dei propri sistemi, senza perdere mai di vista il chiaro obbiettivo di realizzare macchinari capaci non solo di soddisfare le esigenze attuali, ma anche di anticipare quelle future; tutto questo unito alla ricerca di macchine sempre più funzionali e redditizie.

Acquistare un impianto oppure un macchinario Piromak significa scegliere una tecnologia che non nasce dall’improvvisazione, ma dalla lunga esperienza e saggezza, che offrono sicurezza e garanzia.

Componenti dell’impianto
L’impianto di serie, oltre al pirodistilgasogeno, comprende diverse altre macchine, a seconda delle esigenze, adatte sia alla preparazione dei materiali a monte del processo, sia alla lavorazione e trasformazione a piacere delle materie prime ricavate dal processo.
Ecco alcune macchine componenti:

  1. Turboalambicco: da utilizzare nel processo di separazione dei gas saturi dagli idrocarburi (liquidi e solidi come il catrame nonché l’H2O che in secondo tempo vengono separati)

  2. Raffinatore del gas: questa macchina serve per la pulitura dei gas, i quali cederanno tutto il particolato e le micropolveri nonché buona parte dello zolfo contenuto nei medesimi, per renderli idonei all’uso nei motori endotermici.
  3. Compressore: serve per veicolare i gas e inserirli in un serbatoio per lo stoccaggio.
  4. Separatore dei liquidi e dei solidi: questa macchina serve per separare il CH3OH dal catrame e dall’H2O e a travasarli ognuno nel suo contenitore.
  5. Raffinatore per CH3OH: per rendere la benzina idonea
  6. Propulsore gasogeno mod. BCS : serve per produrre l’energia termica per il processo di gassificazione.  La sua potenzialità varia in base alla potenzialità dell’impianto.
  7. Caricatore per materiali da gassificare.
  8. Caricatore per propulsore: il propulsore (BCS) può funzionare anche con materiali diversi dai materiali da gassificare.

N.B. per potenze superiori servirà studio di fattibilità approfondito
in base alle esigenze richieste, informazioni presso Piromak TD

Il pirodistilgasogeno viene prodotto nei seguenti modelli di serie:
La potenzialità del Pirodistilgasogeno è espressa in kg del materiale da gassificare, e quindi in entrata. La resa in uscita e la produzione di materie prime varia in base alla tipologia del materiale in entrata.

Di cosa hai bisogno? Compila il seguente modulo

N.B. Come abbiamo visto, l’impianto è formato da varie macchine, pertanto ogni impianto verrà personalizzato in base alle esigenze del cliente e composto dopo la stesura di un progetto. Solo dopo aver stabilito le unità e tipologie delle macchine che lo compongono, può essere ricavato il costo.

IL PIRODISTILGASOGENO è una macchina che a sua volta è fatta di macchine il cui principio fu scoperto dall’ing. Domenico Tanfoglio nel lontano 1.980 non essendo stato possibile al tempo produrre tale macchina perché in contrasto con la legge che non permetteva di produrre idrocarburi ne liquidi ne gassosi da asporto, al tempo fu creata una escamotage e fu realizzato il famoso DCS la quale fu la prima macchina che sfruttando la (Pirolisi) riusciva a disgregare tutte le molecole organiche dalle più semplici alle più complesse, pertanto molecole come il PVC (cloruro di polivinile C2.H3.Cl Il cloruro di polivinile, noto anche come polivinilcloruro o con la corrispondente sigla PVC, è il polimero del cloruro di vinile. È il polimero più importante della serie ottenuta da monomeri vinilici ed è una delle materie plastiche di maggior consumo al mondo, bruciando questa plastica in inceneritori si produce diossina clorurata) nel caso venisse processato nel DCS per nessuna ragione si produce diossine ma solo HCL (acido cloridrico) il quale catturato con della calce (CA. o) produrremo un buon prodotto come il cloruro di calcio (CA-CL ) cosi dicasi di un’altra molecola come il PCB (Policlorobifenili ) diamo spiegazioni più mirate a queste molecole che sono di altissima tossicità e pericolosità ambientale.

I POLICLOROBIFENILI, noti spesso con la sigla PCB, sono una classe di composti organici la cui struttura è assimilabile a quella del bifenile i cui atomi di idrogeno sono sostituiti da uno fino a dieci atomi di cloro. La formula bruta generica dei PCB è C12H10-xClx. Sono considerati inquinanti persistenti dalla tossicità in alcuni casi avvicinantesi a quella della diossina. L’uso dei PCB è andato per fortuna declinando dagli anni settanta, a causa dell’allarme ambientale sorto attorno ad essi che ha portato al bando della loro produzione in numerose nazioni.

La tossicità dei diversi PCB varia da composto a composto come pure il meccanismo di azione biologica; i cosiddetti non-orto PCB, o Co-PCB (PCB coplanari rispetto ai due anelli aromatici) sono i più tossici e i più simili alla diossina per effetti e proprietà. Inoltre, negli stessi, l’ossidazione parziale, anche in seguito a combustione incompleta, può originare diossine clorurate, tra cui TCDD. Il caso Brescia, la produzione di PCB fu vietata per la prima volta in Giappone nel 1972, a seguito di un incidente che coinvolse 2.000 persone. In seguito fu vietata negli Stati Uniti a partire dal 1.977, e in Italia a partire dal 1983. In quell’anno ha terminato l’attività l’unico stabilimento italiano che produceva PCB, la Caffaro di Brescia. Tale azienda, a seguito dell’acquisizione nel 1930 dalla Monsanto dei diritti di utilizzo del brevetto, produceva PCB dal 1932, Brescia ed Anniston, negli USA, rappresentano i maggiori casi a livello mondiale di contaminazione da PCB nelle acque e nel suolo, in termini di quantità di sostanza tossica dispersa, estensione del territorio contaminato, numerosità della popolazione coinvolta e durata della produzione.

I valori rilevati dalla ASL bresciana a partire dal 1999, sono anche 5000 volte al di sopra dei limiti fissati dal DM 471/1999 (livelli per area residenziale, 0,001 mg/kg). A seguito di quella ed altre indagini, a giugno 2001 è stata presentata una denuncia di disastro ambientale alla Procura della Repubblica di Brescia. Altre indagini a campione sulla popolazione bresciana adulta hanno evidenziato che i residenti di alcune aree urbane hanno valori di PCB-emia superiori anche di 10-20 volte circa rispetto a quelli di riferimento, purtroppo questo materiale è stato venduto in tutto il mondo per milioni di tonnellate pertanto si trova disperso nell’ambiente, le tecnologie che sono state adottate nella maggior parte dei casi hanno solo fatto danno su danno trasformando il PCB in diossine clorurate cosa che invece non fa il DCS ne il PIRODISTILGASOGENO i quali grazie a dei materiali (segreto industriale)contenuti negli apparati di processo i quali generano uno ione che tratta gli atomi rendendoli inclini alla produzione di HCL, su quello che dovrebbe essere diossina clorurata producono solo dell’HCL con abbattimento come visto sopra.

Visto come avviene la metamorfosi di questi due suddetti materiali difficili è ovvio che qualsiasi altro materiale organico non ci sia problema, la scoperta di questo ione a fatto si che il processo sia fatto per fisica, cioè sia fatta una disgregazione e con una riformazione molecolare diversa fatta dalla natura in tempo reale, come lo farebbe comunque nei suoi tempi ovvero in 15/20 milioni di anni.

 Costruzione del primo PIRODISTILGASOGENO nel 2007

Nel 2007 l’ing. Tanfoglio decide che fosse l’ora di mettere finalmente al mondo Il PIRODISTILGASOGENO il quale per è formato di due macchine con lo stesso  principio di funzionamento ma con compiti ben diversi, praticamente l’uno al servizio dell’altro per ottenere la trasformazione dei rifiuti in prodotti, il pomo filosofale era ottenuto, praticamente quando un rifiuto riviene trasformato completamente in prodotto disponibile e da asporto (che si può vendere)  a questo punto il problema rifiuti è risolto.  Legge della conservazione della massa pur trasformandosi, (La legge della conservazione della massa è una legge fisica della meccanica classica, che prende origine dal cosiddetto postulato fondamentale di Lavoisier, che è il seguente « Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma » (Antoine Lavoisier) .

COME FUNZIONA IL PIRODISTILGASOGENO IN SEGUITO DEFINITO ANCHE ( PDG  )

La parte che consiste il reattore sono dei tubi formati di un particolare lega metallica frutto della ricerca privata dell’ing. Tanfoglio (chiamati tubi fusori) in questi tubi veicola trascinati da una (vite di Archimede) materiali organici e non, i tubi furori a sua volta colpiti con energie termiche prodotte dal DCS disgregano tutto quello che è materiale organico, per tanto si tratta nel caso di (RSU – rifiuto solido urbano) anche di plastiche, gomme, diossine, e tutto ciò che è formato da carbonio idrogeno ossigeno, quando si parla di disgregazione si intende spezzare la molecola organica liberando in ( fauna atomica ) gli atomi che la compongono nonché de-memorizzare tutti gli atomi ( C- H – O ) allorché i medesimi nella fase di rimolecolarizzazione dettata dalla natura non si reingreghino nella forma molecolare di prima della disgregazione, fenomeno frequente nel caso di molecole organiche prodotte dall’uomo come diossine ecc. (esempio: La diossina (inglese dioxin), è un composto organico eterociclico la cui struttura consta di un anello con quattro atomi di carbonio, insaturi, e due di ossigeno di formula bruta C4H4O2. Nel caso di disgregazione in C-H-O la tendenza negli inceneritori è quella di ricomporsi a valle nella molecola originaria, nel caso invece la disgregazione avvenga nel tubo fusorio oppure anche nel propulsore DCS la molecola originale non si ricompone ma per natura si formerà CH4 (C4.H4.O2 = CH4 )

DUE NOTE CONOSCITIVE SULLA ( C4H4O2) DAL MOMENTO CHE È SEMPRE PIÙ PRESENTE IN AMBIENTE

Pur originando come classe di composti chimici dalle molecole descritte sopra, le diossine hanno caratteristiche dissimili. In primo luogo si tratta di composti di molto più alto peso molecolare. La TCDD, rappresentativa per antonomasia, ha un peso molecolare quasi quattro volte superiore. Sono sostanze alogenate, spesso pluri-alogenate, termostabili fin ad alte temperature, poco volatili. Sono sostanze cancerogene, o promotrici della cancerogenicità, tossiche, persistenti, non facilmente biodegradabili, particolarmente accumulabili nella catena alimentare, e con lunghissima emivita negli organismi coinvolti. La tossicità è di tipo non lineare, e la miscela di diossino-simili coinvolta ha effetti poco prevedibili e potenzialmente sinergici per la molteplicità dei meccanismi tossici implicati. Reazioni di ossidazione come quelle che avvengono in inceneritori, acciaierie di seconda fusione, forni alimentati con combustibile ambientalmente inadatto, (esemplificativamente rifiuti urbani in sé non pericolosi contenenti plastiche clorurate come il PVC alimentanti forni di cementificio), e in altri processi di combustione civile ed industriale, sono i principali produttori di diossine.

PRODOTTI CHE SI OTTENGONO : i prodotti che si ottengono processando l’RSU saranno:

1  SYNGAS, gas formato da molecole come CH4-CO-C3H8-CO2-C4H10 etani pentani ecc. potere calorifero che può variare dai 7/9.500 kcal kg

2  OLIO DI SINTESI, trattasi di idrocarburo liquido composto da CH3-OH benzeni catena aromatica dei benzeni, nella maggior parte dei casi il medesimo può essere usato tal quale come carburante (diesel) potere calorifero da 8/10.000 kcal

3  CARBONE, questo carbone ottenuto è quasi sempre carbone attivo in quanto si svuotano gli alveoli nella sua massa dando cosi la possibilità di filtrazione, comunque è sempre un buon combustibile in quanto la percentuale di carbonio va dal 60 al 94% nel caso di carbone ottenuto dalla gomma (pneumatici)

Altri prodotti sono ottenuti in quanto ad inerti e non disgregabili per esempio il vetro, i metalli, ecc. nel caso dei metalli essendo liberati dal materiale organico in astensione totale di O2 risulteranno puliti e lucidi e naturalmente di alto pregio commerciale, gli inerti anch’essi liberati da molecole organiche si riveleranno di alto interesse edile.

COSA SI FA CON I PRODOTTI OTTENUTI: i prodotti ottenuti col loro valore devono ammortizzare l’impianto e dare un giusto utile a chi ha investito nell’impianto, per fare ciò bisogna vendere i prodotti ottenuti o direttamente sul mercato delle materie prime,  oppure trasformare le materie prime come gas/olio in energia elettrica,  questa può provocare un introito venduta sul mercato libero oppure anche incentivata dal GSE, comunque lo stabilimento di trasformazione può essere ammortizzato anche vendendo l’energia elettrica al mercato libero, poi i metalli essendo già separati nelle loro caratteristiche da macchine comprese nell’impianto vengono venduti tal quali, altro introito degno di nota si può avere dal calore prodotto dall’impianto nel suo insieme, ( producendo un kw di E/E ci produce in cogenerazione 1,3 Kw termici) + un kw T. dato dal PDG.

ESEMPIO DI IMPIEGHI FORNITI DAL PIRODISTILGASOGENO (PDG)

1 Il PDG si rivela, e la ragione la confermerà il tempo, adatto per qualsiasi impiego dove esista da trasformare materiali organici di ogni tipologia, dove vige l’urgenza di disinquinamento, dove ci sono epidemie ecc. vedi sotto spiegazioni migliori.

2 Trattamento di rifiuti urbani (RSU) l’RSU va inserito tal quale come viene raccolto, non serve differenziarlo se non da corpi troppo voluminosi o non concernenti agli RSU, il rifiuto come raccolto dai cassonetti va solo macinato per renderlo omogeneo alla traslazione meccanica nei tubi fusori, l’acqua contenuta nel rifiuto non è un problema, però se si essiccasse  l’impianto avrebbe più resa in quanto si lavorerebbe l’acqua (smontandola e rimontandola) sprecando energia di processo, cosi che meno acqua ce meglio è, l’RSU detiene una buona capacità calorica avendo nel suo insieme materiali di alta capacità calorica come plastiche e gomme, i prodotti principali che derivano dal materiale organico che sono Gas /Olio raggiungono una potenza termica che va dai 7 / 10.000 kcal kg. Cosa da sapere è che mediamente un kg di questi due idrocarburi produce 3,5 KWE + 4,5 KWT in cogenerazione, poi di media nell’RSU si avrà il 7% di metalli dei quali ben 6 parti su dieci è alluminio come (AL) verrà estratto tutto anche quello che si intravvede nelle cartine per cioccolatini, il PDG sublima la parte cellulosica e lascia pulita la parte in alluminio, cosi tutti gli altri metalli potranno essere separati e venduti, il carbone può essere venduto come combustibile dato che detiene non meno del 70% di carbonio puro il suo potere calorifero può arrivare a 7.000 kcal kg, quantità media ricavabile 23% dal totale rifiuto.

3 Trattamento RSO (rifiuti tossici ospedalieri),

• i rifiuti disciplinati dal settore sono:

• i rifiuti sanitari non pericolosi;

• i rifiuti sanitari assimilati ai rifiuti urbani;

• i rifiuti sanitari pericolosi non a rischio infettivo;

• i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo;

• i rifiuti sanitari che richiedono particolari modalità di smaltimento;

• i rifiuti da esumazioni e da estumulazioni, nonché i rifiuti derivanti da altre attività cimiteriali.

• i rifiuti speciali, prodotti al di fuori delle strutture sanitarie, che come rischio risultano analoghi ai rifiuti pericolosi a rischio infettivo.

Nello stabilimento di trasformazione rifiuti dove vige il PDG è possibile il trattamento di tutti i tipi di questo rifiuto ospedaliero e cimiteriale il quale può essere fornito nello stabilimento in scatole e o in sacchi appositi, qui subirà un pretrattamento come di legge e poi inserito nel PDG anche in questo caso i prodotti ottenuti sono notevoli senza nessun problema in quanto le materie prime ottenute sono analoghe a quelle ottenute da altri rifiuti

4 Trattamento scarti di macelleria, animali morti per epidemie e affini, i rifiuti di macelleria possono essere di grande pericolosità se non lavorati da freschi, come del resto gli animali morti da epidemie o randagi, portati nello stabilimento vengono inseriti nel PDG nel tempo massimo di una ora.

5 Trattamento fanghi, fanghi da depuratore, fanghi oleosi o intrisi da idrocarburi, fanghi organici di derivazione industriale, ecc. il trattamento dei fanghi si rivela molto interessante sotto il profilo del risultato in prodotti, naturalmente più organico detiene più sono i prodotti.

6 Tutte le tipologie di biomassa possono essere trattate specialmente le deiazioni  di qualsiasi animale ed umane, come stoffe pellami veri o sintetici.

7  Trattamento pneumatici, il pneumatico o le materie gommose di qualsiasi tipo producono i tre prodotti base con le caratteristiche qualitative migliori di ogni altro rifiuto in quanto producono oltre che al gas e olio del carbone attivo il migliore che esista, nonché un carbon blak con valore di mercato sino a 5.000 € ton.

8 N.B. tutti questi rifiuti possono essere processati anche mescolati fra di loro, l’importante è la granulometria

PERCHÉ IL PDG E L’IMPIANTO RISOLUTIVO NEL CAMPO DEI RIFIUTI

Tornando sempre a fare riferimento ad Antoine Lavoisier, il rifiuto venendo ritrasformato in materie prime ricomincia la sua vita a nostro favore per poi ridiventare rifiuto e cosi per sempre, praticamente oltre che a ritrasformare in prodotti un rifiuto cosa gli puoi fare di più? I prodotti servono per fare altri prodotti e cosi nelle migliaia di combinazioni e composizioni tecnologiche tratte dall’intelligenza dell’uomo. In tantissime occasioni si potrebbe fare a meno di estrarre altre materie prime dalla natura perché basterebbe far ruotare le materie prime che abbiamo già a disposizione che rigenerandole ci costerebbero pure molto meno e non deturperemmo il suolo e le viscere della terra, ed ora di finirla di disacculturare il popolo solo per cavalcare interessi egoistici e politici, perché poi il popolo disacculturato provoca danni in nome della democrazia per tutti, facendo barricate e comitati contro ogni iniziativa, si valorizzino chi sa e si tolga dal mercato i furbi di ogni categoria.

C’ É METANO FOSSILE E METANO DA PIRODISTILGASOGENO QUALE É LA DIFFERENZA?

COS’É IL METANO: Il metano è un idrocarburo semplice (alcano) formato da un atomo di carbonio e 4 di idrogeno; la sua formula chimica è CH4, e si trova in natura sotto forma di gas. La molecola del metano ha forma tetraedrica; l’atomo di carbonio è al centro di un tetraedro regolare ai cui vertici si trovano gli atomi di idrogeno. Gli angoli di legame sono di 109,5°Una particolare caratteristica dei legami tra carbonio e i 4 atomi di idrogeno è che il carbonio, nel suo stato elettronico fondamentale (non eccitato), presenterebbe solamente due elettroni di valenza, e di conseguenza avrebbe la possibilità di creare solo due legami. Tuttavia il carbonio forma 4 legami con altrettanti atomi di idrogeno. Significa che durante la formazione dei legami il carbonio, che presenta 4 elettroni nel livello orbitale con numero quantico principale pari a 2, un elettrone viene eccitato (venendogli fornita energia) portando alla formazione di quattro orbitali atomici ibridi sp3 equivalenti. Gli elettroni di valenza diventano quindi quattro, e il carbonio forma 4 legami. Tutto questo è possibile perché la diminuzione di energia del sistema C H H H H che si ottiene con la formazione di 4 legami invece di due è in valore assoluto maggiore dell’aumento dell’energia necessaria a eccitare un elettrone. Di conseguenza l’energia finale del sistema con 4 legami sarà minore dell’energia del sistema con 2 legami, e pertanto più stabile, a temperatura e pressione ambiente si presenta come gas incolore, inodore e molto infiammabile.

PROBLEMI LEGATI ALL’ESTRAZIONE DEL METANO FOSSILE

Agli esperti è noto che circa due terzi del metano fossile estratto non viene utilizzato perché il costo del trasporto del gas naturale nei gasdotti è quattro volte superiore a quello del petrolio, perché la densità del gas è molto minore (un litro di gasolio equivale a 1.221 litri di gas metano). Il metano è presente normalmente nei giacimenti di petrolio (ma esistono anche immensi giacimenti di solo metano che la natura ha pensato bene di stoccare, il perché lo spieghiamo dopo). Il metano deriva dalle rocce madri, da cui derivano progressivamente (attraverso il cracking del kerogene) tutti gli idrocarburi (dai solidi – bitume, ai liquidi – petrolio, fino ai gassosi, quali il metano stesso).  Quando si estrae il petrolio, risale in superficie anche il metano, in media in quantità pari allo stesso petrolio. Se i giacimenti sono lontani dai luoghi di consumo o situati in mare aperto, risulta quasi impossibile usare quel metano, che pertanto viene bruciato all’uscita dei pozzi senza essere utilizzato in alcun modo ma creando inutilmente quell’inquinamento che tratterremo in avanti.

LA COMBUSTIONE DEL METANO

Il metano è il principale componente del gas naturale, ed è un eccellente combustibile perché possiede un alto potere calorifico, bruciando una molecola di metano in presenza di ossigeno forma una molecola di CO2 (anidride carbonica), due molecole di H2O (acqua) e si libera una quantità di calore: CH4 + 2O2 → CO2 +2H2O . Dalla combustione di un (normal metro cubo di metano si ottengono circa 39,79 MJ(9.503,86 kcal), la sua densità è di kg 0,66 m3.

PERCHÉ L’USO DI METANO (CH4) FOSSILE È ESTREMAMENTE DANNOSO A DIFFERENZA DEL METANO (CH4) PROVENIENTE DAL PIRODISTILGASOGENO?

Va da se che tutti i combustibili fossili sono pericolosi in quanto la loro massa persisterà in eterno sulla crosta terrestre, ma ora l’indagine è sul metano in generale come (CH4) gli altri idrocarburi fossili verranno indagati in altra circostanza.  Metano fossile: il metano fossile oltre al danno che fa  provocando 21 volte in più di effetto serra della CO2 quando è liberato in atmosfera tramite fughe e perdite varie dei metanodotti ecc. ma anche quello che viene messo in combustione non scherza per il fatto che bruciando ogni molecola produce una molecola di CO2 e 2 molecole di acqua (H2O), partendo dal fatto che la sua massa ingigantita dalla produzione di tre molecole ce le abbiamo nei piedi vita natural durante, in tutto il mondo qualcuno con mirato interesse ha messo nella testa che la dannosa sia la molecola del CO2, ed invece si sbaglia di grosso, il CO2 prodotto, al limite viene assorbito dalla vegetazione come pure anche da altre forme di vita (vedi le alghe)  le quali assorbono il carbonio e restituisconoossigeno (O2) in atmosfera ma il danno grosso è l’idrogeno il quale va a formare 2 molecole di acqua (H2O) si potrebbe dire,  si ma che danno fa l’acqua? L’acqua in se stessa non fa male ma la sua formazione non fa altro che rubare ossigeno all’atmosfera impoverendola, quando poi sappiamo che l’eccesso di acqua non va a bagnare i deserti ma fa altri danni e la medesima non la ri-smonta più nessuno in quanto si rifà sempre acqua, praticamente in un futuro non troppo lontano continuando a estrarre combustibili fossili finiamo per annegarci e avremo poco ossigeno per vivere.

Detto questo si potrebbe dire, ma anche il prodotto metano (CH4) che scaturisce dal PIRODISTILGASOGENO fa la medesima cosa. No, non è la stessa cosa perché, l’idrogeno ed il carbonio che serve per la formazione degli idrocarburi il PIRODISTILGASOGENO li ricava da elementi già sula crosta terrestre, praticamente riciclando elementi già presenti come i rifiuti o biomasse, il carbonio e l’idrogeno si ricava direttamente nel processo di disgregazione di questi materiali, e per l’idrogeno che manca si ottiene sempre disgregando acqua già presente nell’ambiente, e pertanto dopo lo sfruttamento del metano ottenuto dal processo, ridaremo ancora l’acqua all’ambiente che abbiamo precedentemente smontato (nulla abbiamo preso e nulla abbiamo dato ma abbiamo sfruttato l’energia che con le precitate metamorfosi molecolari abbiamo prodotto).

Il PIRODISTILGASOGENO non è una invenzione ma è una scoperta fatta dall’Ing. Tanfoglio, deriva da una intuizione scrutando le escamotage che usa la Natura per gestirsi in natura, la Natura nonostante i suoi tempi vince sempre, se la Natura non confinava negli abissi quella grande quantità di idrogeno (H2) a sua volta legandolo con altri atomi come appunto il carbonio la terra non sarebbe stata abitabile perché nessuna forma di vita sarebbe apparsa con solo acqua ma senza ossigeno, il PIRODISTILGASOGENO  funziona non per strane meccaniche ma funziona solo per Fisica, cioè il processo si ottiene innescando il procedimento con quel calore e quegli ioni particolari che materiali speciali presenti in natura producono come del resto fanno da sempre in natura.

CONCLUSIONE

Da modesto ricercatore che umilmente che sin dal 1971 mi sonno avvicinato alla natura per carpire qualche piccolo segreto, ritengo che la natura sia stata buona al punto di permettere a questo suo piccolo figlio di capire qualcosa in più di quello che già si conosceva, una volta ogni tanto bisognerebbe riscrivere opinioni accettate come certezze, accettando la prova contraria, e smetterla di diseducare il popolo con troppe bugie scientifiche. In fede Ing. D.Tanfoglio